La sadhana personale nel Kundalini Yoga

Sadhana significa “pratica spirituale quotidiana”. Può essere una qualsiasi pratica personale, e fa riferimento a tutte le forme di yoga tradizionale. La sadhana è ciò che facciamo ogni giorno per connetterci alla nostra anima e comunicare con l’Infinito che abita in noi e ovunque intorno a noi, per pulire il nostro subconscio e lasciarci trasformare in profondità.

In un altro articolo (Lo yoga fuori dal tappetino) ho parlato del momento in cui cominciamo a praticare yoga non soltanto a lezione ma anche a casa da soli, portando piano piano quelle stesse pratiche nella nostra vita quotidiana, facendo affidamento su di esse nei momenti di difficoltà e sentendoci sostenuti e centrati nelle relazioni, sul lavoro, nei periodi di cambiamento. Quando pratichiamo a casa e ci prendiamo ogni giorno uno spazio e un tempo da dedicare a noi stessi, facciamo la sadhana. Yogi Bhajan parla di “vittoria sul tempo e sullo spazio”, perché spesso dobbiamo lottare contro la mente per riuscire a essere costanti. Abbiamo ogni sorta di scuse: ho troppo da fare, sono stanca, non ho un luogo tranquillo dove poterla fare. Eppure quanto tempo prezioso sprechiamo durante la giornata? E quante volte permettiamo alla nostra mente di governarci, di intrappolarci nei suoi schemi limitanti? Quante volte pensiamo di non poter fare qualcosa, a volte persino mentre la stiamo già facendo?

La sadhana serve a spezzare tutto questo. E’ un impegno che prendi con te stesso, personale e spirituale, volto alla tua evoluzione e crescita interiore. E come qualsiasi impegno, richiede sforzo e lavoro. Richiede coraggio. Nel Kundalini Yoga si dice che praticare un kriya e/o una meditazione ininterrottamente per un periodo di tempo serve a sperimentarne gli effetti reali e crea un cambiamento reale nella mente: 40 giorni rompono un’abitudine; 90 giorni ne creano una nuova più elevata e positiva; 120 giorni confermano la nuova abitudine rendendola permanente; 1000 giorni danno la maestria di quella pratica.

Nelle tradizioni yogiche e spirituali c’è un orario ben preciso in cui bisognerebbe meditare e fare yoga: alle 4 del mattino. Nel Kundalini si parla di Amrit Vela, o Ore dell’Ambrosia, così chiamate perché la mente è più sottile, più propensa ad assorbire il nettare divino e ad entrare in una profondità del tutto particolare: vanno dalle 4 alle 7 del mattino, oppure dalle 16 alle 19 del pomeriggio.

Esiste una spiegazione “scientifica” dietro questa tradizione, ossia che nelle due ore e mezza prima dell’alba l’inclinazione del sole rispetto alla Terra è di 60°, e questo produce i massimi risultati meditativi. Il mondo è silenzioso, quieto, perciò il tuo campo magnetico non viene influenzato dalle azioni umane e dalle energie presenti durante il giorno. Ma la verità è che, una volta superata la fatica di alzarsi e abbandonare il caldo comfort delle coperte, soprattutto in inverno, c’è una magia che non si può spiegare a parole. Si può soltanto sperimentare.

Prima di cominciare la giornata, prima di fare qualunque cosa, respira, medita, assorbi nelle tue cellule il prana sottile dell’Amrit Vela, sii presente e consapevole. La sadhana del mattino è il nutrimento più prezioso a tua disposizione.

Per saperne di più, ti invito a cliccare qui per leggere la mia esperienza.

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