Il seme della Luna Nuova di settembre – Acqua, emozioni, paura (Kriya per i reni)

Ogni Luna Nuova segna un’opportunità per fermarci, entrare dentro di noi e lasciare che la verità emerga dal nostro cuore per indicarci la direzione da seguire, sia se sentiamo di aver perso la strada sia per avvicinarci sempre di più alla nostra “meta”, ossia la completezza. E’ un prezioso momento di ripartenza, di intenzioni sempre più connesse al nostro vero sentire, poiché la luna nuova segna l’apertura di un nuovo ciclo, che possiamo meravigliosamente sfruttare ogni mese. Vivere in modo consapevole i cicli della natura ci aiuta a vivere in modo consapevole la nostra stessa vita, ascoltando istante per istante ciò che è presente, con tutti i suoi mutamenti, anziché lasciarci trascinare dagli automatismi di una società che ci vuole sempre uguali, sempre lineari, sempre pronti, e in realtà completamente inerti e muti.

Il Novilunio di questa sera, 28 settembre 2019, è speciale anche per un altro motivo: si tratta infatti della luna nuova che precede Navaratri, un’importante festa induista dedicata al femminile. Per nove notti, a partire da quella che segue la luna nuova di settembre/ottobre, si celebrano le nove manifestazioni del principio femminile: distruzione (della negatività, che porta alla purificazione di ciò che impedisce il dharma e la rinascita), prosperità materiale e spirituale (attraverso l’amore, la devozione, la gentilezza), saggezza (la luce ritrovata che ci guida verso la vittoria sui nostri demoni, verso il dharma e la rinascita).

Il mio invito è quello di cominciare questa sera una sadhana dedicata al tuo femminile, portando come sankalpa il seme che vorresti veder fiorire a primavera: più autenticità, più forza nel prendere decisioni giuste per te, più coraggio nello scendere nelle viscere e affrontare le paure che ti bloccano, più capacità di sentire lo spirito dell’invisibile… e così via. Nel tempo dell’autunno e dell’inverno lo nutrirai continuamente, preparerai il terreno, aggiusterai e bilancerai i nutrimenti, fino a che sarà pronto a sbocciare. Non importa che tu sia donna o uomo, in ognuno di noi sono presenti entrambi i principi di maschile e femminile, e la loro unione equilibrata è fondamentale per poter esprimere liberamente la nostra natura. L’elemento sul quale lavorare per accedere al nostro femminile più profondo e atavico è l’acqua, energia portatrice di preziose informazioni sul nostro stato emotivo e sulle ferite connesse alla madre. La luna muove le acque, e noi in quanto esseri umani abbiamo intere maree dentro di noi: fluidi, linfa, sangue, e se siamo donne lo stesso ciclo mestruale.

Siamo in un momento di passaggio stagionale, dopo il fuoco dell’estate, che tutto ha bruciato dentro e fuori da noi e molto ha trasformato, adesso entriamo nella stagione dell’Aria, l’autunno. Abbiamo bisogno di rilasciare il fuoco in eccesso ancora imprigionato nel nostro corpo, e possiamo farlo usando l’acqua per rinfrescare e mitigare il bruciore. Questo bruciore si può manifestare attraverso prurito, muco, afte, vampate improvvise, sudorazione eccessiva e odore più forte del solito… sono tutti segnali di squilibrio, fai caso se in questo periodo dell’anno tornano a tormentarti problematiche che durante l’estate sembravano risolte.

L’acqua è connessa all’inconscio, alla matrice emotiva, all’invisibile, alla capacità di accogliere, ma anche alla paura, alla vergogna e al senso di colpa. Un modo per lavorare con l’acqua è operare attraverso i reni, che rappresentano la crescita energetica, l’apertura alla vita, il nutrimento ricevuto dalla madre nell’infanzia, il radicamento nel corpo e alla vita. Se l’energia dei reni è bloccata ci sentiremo fiacchi, per nulla vitali (i reni sono le nostre riserve energetiche), passivi, o peggio, incapaci di agire a causa dell’ansia o della sfiducia che coltiviamo nel nostro inconscio grazie a schemi ripetuti e radicati nel tempo.

Se le emozioni del passato non fluiscono, esse ci bloccano nei nostri slanci vitali creando una costante e sottile sofferenza, un senso di impotenza e svalutazione di sé. Se la paura di fallire o, al contrario, di essere grandi e meravigliosi (la paura della propria luce è più comune di quanto si pensi, ed è forse l’unica che non sappiamo riconoscere) impedisce quel contatto con l’interiorità, la conseguenza è la restrizione verso una vita del tutto anestetizzata. L’abitudine a non sentire è endemica ormai, nella nostra società dilaga, e me ne accorgo spesso durante le mie lezioni di Kundalini Yoga, con persone che provano questa disciplina per la prima volta e ne escono sconvolte perché hanno “sentito”… il loro respiro! La loro energia espandersi, la loro emotività repressa emergere, i disagi che avevano nascosto sotto il tappeto riaffiorare…! Ma vivere sotto anestesia è vivere? Per tornare a sentire ci vuole volontà, bisogna essere disposti a mettersi in gioco e decidere che vale la pena scuotere quel benedetto tappeto e affrontare i demoni che vi erano seppelliti sotto, e questo il Kundalini Yoga lo fa a meraviglia.

Il dolore del passato e la paura esauriscono la forza vitale del presente. Accettarli e porsi nella condizione di poterli trasformare è ciò che porta fuori dalla ripetizione degli schemi. Ascoltarsi, lasciarsi fluire, abbandonarsi con fiducia all’intelligenza del cosmo, indipendentemente da quanto siano dolorose le nostre ferite, risveglia le qualità dell’Acqua dentro di noi. Le credenze più radicate e antiche risiedono nei reni, poiché sono collegate all’acqua. Fanno parte della memoria cellulare, per questo motivo si manifestano spesso nel corpo attraverso fastidi fisici, malattie, mali misteriosi che compaiono e svaniscono senza motivo. Bisogna scendere giù nelle viscere se vogliamo rompere ciò che ci limita, i nostri rigidi confini psichici, e integrare così i nostri traumi per guarirli; dobbiamo lavorare sull’energia renale se vogliamo tornare a sentire, a fidarci delle nostre sensazioni e intuizioni, a liberarci della paura.

Per la Luna Piena di settembre, caduta nel segno dei Pesci, avevo suggerito una meditazione per risvegliare l’elemento acqua dentro di noi, Narayan Kriya: pulizia e chiarezza per la prosperità. Se volete lavorare su questa energia primigenia, potete continuare con questa meditazione e portarla nella vostra sadhana personale insieme al breve kriya che segue. Fatelo anche quando vi sentite scarichi, i reni ci purificano dalle scorie e ci sostengono.

 

 

Kriya per tonificare i reni

 

 

 

1. Seduti in posizione facile, afferrate i fianchi con le mani. Effettuate delle torsioni verso destra e verso sinistra. Inspirate ed espirate con forza nel vostro movimento completo a sinistra e a destra. Proseguite per 5 minuti. La pressione sui reni facilita la loro pulizia.

2. Assumete immediatamente la posizione della piattaforma, con le braccia all’indietro e tenendo sollevato il resto del corpo. Sollevate e abbassate rapidamente il sedere praticando il respiro di fuoco. Proseguite per 3 minuti. Questo esercizio dà sollievo ai reni.

3. Giratevi immediatamente nella posizione del cobra e all’unisono con il respiro di fuoco sollevatevi e abbassatevi, toccando il suolo con il petto e tornando su. Respirate con forza. Procedete per 1 minuto e mezzo.

Sedetevi in posizione facile e meditate sul suono di Ek Ong Kar.

  • (Yogi Bhajan suonava il gong). Concentratevi sul terzo occhio e sull’ombelico, e avvertite l’energia fluire attraverso questi due punti. Continuate per 2 minuti.
  • Cantate ad alta voce Ek Ong Kar Sat Guru Prasaad Sat Guru Prasaad Ek Ong Kar, tutto d’un fiato. Fatelo per 6 minuti. Osservate la nota in basso.

 

Questo è il mantra che opera come il “gatha” sulla ruota della preghiera persiana che cambia la direzione della mente da negativa in positiva. Dovete solamente ripeterlo 5 volte se volete trasformare la mente negativa in positiva.

 

 

 

 

 

Fonti:

Luna, Corpo, Amore, di Cinzia Contarini (Anima edizioni)

Iniziazione al Kundalini Yoga (Edizioni Mediterranee)

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