A proposito del limite e della paura

In queste ultime settimane è accaduto qualcosa che non avevo previsto, una sorta di “coincidenza”, per così dire, che mi ha davvero aperto il cuore di gioia e stupore verso l’immensità che Siamo, nella maggior parte del tempo senza rendercene conto. E’ fine inverno, adesso, e nelle mie lezioni settimanali di Kundalini Yoga ho deciso di portare un ciclo di tre incontri sulla paura, ricollegandomi in parte al fatto che la paura è l’emozione collegata all’inverno, all’acqua e ai reni (organi invernali secondo la sapienza ayurvedica), in parte al desiderio di cominciare a operare una profonda detossificazione energetica in vista dell’arrivo della primavera. Comincia ora infatti il periodo detox per antonomasia, ma sarebbe riduttivo riferirlo alla sola sfera fisica, quando anche emotivamente siamo appesantiti da tutta la negatività e la stanchezza della stagione fredda che non siamo ancora riusciti a lasciare andare.

Ebbene, quando si preparano delle lezioni specifiche come queste inevitabilmente anche l’insegnante riflette e in un certo senso vive in prima persona il percorso che vuole proporre. Anzi, forse a volte propone qualcosa che sta già vivendo in quel momento, consapevolmente o meno. A lezione, poi, spesso emergono anche sfumature non previste inizialmente, perché l’energia di gruppo influisce cambiando la direzione stessa dell’incontro. L’insegnante sente e si connette con le necessità dei suoi allievi, perciò possono emergere cose anche inattese. Per me, in effetti, era inaspettata la riflessione sul “limite”, che invece si è manifestata durante il secondo incontro del ciclo. La paura è l’emozione più familiare e scontata, tanto che a un certo punto si smette di rifletterci sopra. C’è e basta. Quando ci troviamo di fronte a un cambiamento o a una situazione ricorrente, eccola riapparire. Da dove arrivi, o perché ciclicamente appaia nella nostra vita, è troppo difficile da capire e cominciamo ad assuefarci a lei, a ritenerla normale.

Il fatto è che la paura sembra reale, ma non lo è. O meglio, lo è finché non ci accorgiamo che è solo un pensiero. Una proiezione nel futuro di qualcosa che abbiamo vissuto nel passato, credendo che debba ripresentarsi tale e quale. La vita però ha molta più creatività della nostra mente, e quasi mai le cose vanno allo stesso modo! Se accade, è perché non ci siamo permessi di vivere la nuova situazione liberamente, senza preconcetti, o perché non ne abbiamo compreso l’insegnamento. Appena tocchiamo il limite, ci spaventiamo e ci irrigidiamo, ed è questo nostro irrigidirci a creare il blocco; non è la situazione a creare il blocco. Siamo noi, quando non ci apriamo all’ignoto di una nuova esperienza.

Questo mi è apparso molto chiaro in questi giorni, da quando nella mia sadhana mattutina ho preso a fare un bellissimo kriya che avevo lì da un po’ di tempo, e che continuavo a rimandare perché tra le asana ce n’era una che da qualche anno mi spaventava: l’aratro. Nell’aratro, che spesso segue alla candela, le gambe vengono portate oltre la testa fino a toccare terra con i piedi (se ci si riesce), quindi c’è un notevole stiramento di schiena, dorsali superiori e collo. Un paio di anni fa mi sono stirata malamente il trapezio, un muscolo tra collo e spalla, facendo questa posizione, forzando troppo senza rispettare il mio limite. Negli ultimi tempi il vecchio dolore al collo era rispuntato, ma non per lo yoga; ad esempio dormendo, oppure nella quotidianità. Senza alcun motivo, perché da allora quell’asana non l’ho più fatta, se non una volta al massimo.

Adesso sarà stato il cambiamento di energia determinato dall’arrivo della primavera, sarà stata la voglia di uscire dal guscio, dalla grotta sonnolenta dell’inverno, e di tornare a sentire il corpo e di farlo lavorare, ma ho finalmente preso in mano questo kriya che era lì a prendere polvere da un mese, senza pensarci troppo. Certo, ero un tantino preoccupata per il collo che continuava a farmi male senza motivo apparente, FIGURIAMOCI ora con il maledetto aratro cosa succederà. Beh, ecco quello che è successo: nel toccare il limite nella posizione, ho imparato a rilassarmi in ciò che sentivo. Ad abbandonarmi completamente, lasciando andare qualsiasi tipo di rigidità che avvertivo, rilassando ogni singolo muscolo che non mi serviva. E’ accaduto anche in un’altra posizione piuttosto sfidante, il celibe, dove sei con le gambe piegate accanto alle cosce e i piedi accanto ai glutei. Oltre alle ginocchia, è molto forte lo stiramento delle cosce.

In entrambi i casi ho avvertito chiaramente che se mi fossi rilassata e abbandonata, non sarebbe potuto succedere nulla. E’ quando ci irrigidiamo perché abbiamo paura di quello che sentiamo, che creiamo il danno. Abbiamo paura del dolore, ed è allora che il dolore provoca il blocco. Ma il dolore in sé non è dannoso, ci dice semplicemente che abbiamo toccato il limite e che stiamo uscendo dallo nostra zona di comfort.

Il limite naturalmente va ascoltato, bisogna sempre rimanere presenti e consapevoli nel momento in cui lo si raggiunge. Ma attraversarlo, con gentilezza e abbandono, con rispetto, è l’unico modo per uscire dalla gabbia che ci siamo costruiti negli anni. Certo, la comfort zone è un bellissimo luogo in cui ci sembra di stare bene, di non soffrire. La verità è che è una prigione invisibile. Delimita il nostro orizzonte e le nostre potenzialità, ci rende insensibili a un dolore che in realtà è ben presente, come un velo sottile che ci rende continuamente insoddisfatti e in balia degli eventi e delle emozioni.

Il risultato, nella mia esperienza, è stato che dopo qualche giorno di pratica il dolore al collo è praticamente svanito, anche quando dormo, o durante la giornata, e che l’asana che mi pareva tanto impossibile e spaventosa non lo era poi così tanto, anzi. Era solo una proiezione, un pregiudizio dettato da un ricordo. Avevo bisogno di passare attraverso ciò che aveva causato il blocco, per risolverlo. Avevo bisogno di imparare la fiducia e l’abbandono. La vita a volte è proprio Maestra, è il Guru che ti indica, tramite la tua intuizione profonda, i passaggi da compiere e la direzione da seguire, quella che ti permetterà di fare un salto avanti nella tua evoluzione. Se sei pronto, le “coincidenze” accadono. Abbi il coraggio di vederle, e di splendere oltre le tue aspettative.

Sat Nam!

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